Herst aveva amato una donna nella sua vita, e a questa aveva lasciato il proprio animo di umano. In una notte di cento anni prima lui e Juls avevano condiviso la forza attrattiva di una splendida alcova immersa nel mare del nord di una qualche zona terrestre. Si erano conosciuti nel porto di una zona un po’ più a sud di quella in cui avrebbero poi passato centinaia di giorni della loro vita; entrambi credevano di essere in viaggio per lavoro, ma come accade sempre ai comuni mortali, non avevano calcolato il caso. Si videro, si sorrisero, si invitarono a cena in un imbarazzante ripetere l’uno le parole dell’altra, e dopo due ore si scoparono. Lo fecero come se il mondo non avesse mai visto nessuno, prima di loro, farlo. La mattina partirono e senza rivolgersi parola si diressero nel paradiso terrestre. Herst sapeva dov’era, e Juls, in fondo, anche. Affittarono una Yatch, perché anche se i soldi non fanno la felicità, sono l’unico mezzo che permette all’uomo di fare quel cazzo che gli pare. E quando sei uno dei giornalisti più famosi del tuo pianeta e la tua compagna un’ affermata artista di soldi ne hai anche per andare in paradiso. Dopo quattro ore di viaggio finì il carburante, e lì, i due, trovarono il paradiso terrestre. Si amarono per due anni, come se il pianeta terra e l’universo non facessero altro che girare intorno al sesso di quei due amanti magici. Alcuni abitanti delle isole vicine avevano paura di quel piccolo scoglio in mezzo al mare. Alcuni dicevano che la notte gli spiriti dei due amanti prendevano il posto dei loro corpi e si univano in un amore superiore, che non era sesso, ma molto di più. Effettivamente Juls e Herst non scoparono mai di notte. Entrambi non avevano il coraggio di farlo. Herst credeva fosse un insulto, perché, diceva, nulla è più bello che il sole ed è lui che dobbiamo far impazzire di invidia ogni volta che guarderà il nostro amore. Altri indigeni del posto giurarono in seguito che negli anni in cui Juls e Herst si fermarono sull’isola il sole sembrasse offuscato. Quasi impallidisse di fronte alla potenza di un accadimento molto più forte della sua luce eterna. Quasi non potesse credere che, nel suo piccolo spazio di comando, qualcuno avesse avuto il coraggio di sfidarlo. Ma Juls morì, due anni dopo aver amato Herst ogni giorno e ogni ora. Herst la ritrovò priva dell’animo in un’alba fresca come la pioggia che il giorno prima aveva accompagnato il loro ultimo sesso. Versò una lacrima dopo di che iniziò ad asciugarsi il viso, ancora inconscio del fatto che le lacrime che si stava asciugando in realtà non stavano scendendo. L’unico pescatore che ancora aveva il coraggio di avvicinarsi a quell’isola, un vecchio abitante del porto di un altro scoglio vicino, disse che quella mattina vide una specie di aurea allontanarsi dall’isola e un’altra alzarsi al di sopra degli alberi e delle montagne per poi ridiscendere in picchiata, quasi fosse stata richiamata a casa. La prima era quella di Juls diretta in un iperuranio sconosciuto, la seconda quella di Herst diretta nei più tetri bassifondi della terra, intenta a scomparire per sempre. Quel giorno Herst perse l’animo. Da quel giorno tornò alla vita. La vita come la intendono gli umani. Trovò moglie, non l’amava, fece dei figli, non gli voleva bene, trovò lavoro, gli faceva schifo e vide tutti le persone che conosceva, ma che non erano care, morire prima di lui. Un giorno arrivò un giornalista di una Tv spagnola. Gli disse che lui era l’uomo più vecchio del mondo. E anche il più vecchio che ci fosse mai stato. Almeno ufficialmente, aggiunse con un sorriso dolciastro. Herst, che non calcolava più il suo tempo, ma solo quello dei suoi simili per esigenze di sopravvivenza, venne a sapere di avere 134 anni. Quel giorno capì che il corpo è nulla senz’animo. Gli scienziati non poterono mai parlarci. Quel giorno Herst scappò. Sull’isola in cui aveva amato per due anni l’unica donna della sua vita provò ad uccidersi in tutti i modi possibili. Non vi riuscì. Ed oggi, il sole e la luna, lo vedono ancora intento, ad intervalli di tempo regolari, cercare la morte, quasi fosse la vita…
(Piero)
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