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lunedì 22 gennaio 2007

Articoli Gennaio #1

PARAFRASI SOCIALE
Cinque lunghi, lunghissimi anni. Ne sono passati proprio tanti, da quando Ilvio Furtosconi ha vinto le estrazioni governative. Contro ogni previsione dell’ Unione, confederazione di tutti i partiti schierati in basso nel palazzo del comando, La capanna delle Libertà (di evadere le tasse), concilio di tutti i gruppi che lavoravano nei piani alti del palazzo sopra citato, aveva stravinto battendo l’avversario proposto dallo schieramento nemico di riffa, Cesco Checifaccioquielli. Una volta vinto, tutto il popolo dei bassi era rimasto esterrefatto: ma come!, si domandavano, chi ha potuto votare Furtosconi? Non eravamo la maggioranza? Tu chi hai votato? Io… veramente… sai, ha promesso che ci avrebbe fatto pagare di meno… ai piani bassi mica si guadagna tanto, io ho una famiglia, degli interessi, l’assicurazione da pagare, mia moglie che vuole partire per le Maldive, il figlio che invece vuole la Gametendo 9… Ah, effettivamente, ma che rimanga un segreto tra noi: anch’io l’ho votato, aveva promesso che mi avrebbe condonato quella mia villa…ricordi… in riva al mare accanto a quel parco protetto…

Scioperi, cortei e manifestazioni scandiscono la normale vita del Regime: come da sempre, quando a governare sono gli alti, i bassi manifestano e si oppongono a qualsiasi riforma, e viceversa. E’ un ottimo metodo per socializzare: la gente il sabato pomeriggio esce, raggiunge piazza del Regime Repubblicano nella Capitale, incontra gli amici di sempre, compra una maglietta di Elardo “Tzè” Giaguara, eroe della rivoluzione in K., si fa un bel panino e un po’ di vino, e poi, rosso in faccia e allegro, giù con i canti ed i cori contro la fazione nemica! Tutto proce liscio, come sempre: il livello di civiltà è arrivato ai gradi più alti mai raggiunti nella Storia grazie all’apporto di tutti i politicanti e al nuovissimo e fulgido Regime Repubblicano. La Regimocrazia, evoluzione della vetusta ed oramai inutile democrazia, richiede poca applicazione e partorisce enorme compiacimento. Eliminate tutte le idee, le ideologie, le speranze, gli odi, quindi eliminati tutti i vecchi partiti, ecco sorgere il nuovo sole tanto bramato, che irraggia splendore e sicurezza. La Regimocrazia adora la semplicità: via i grandi numeri, dentro due soli grandi conglomerati: l’Unione dei Bassi e la Casa delle Libertà(di evadere le tasse) degli Alti. Via ogni possibilità di pensare ed agire: dal giorno della Fondazione, tutto il popolo non deve più annoiarsi e crucciarsi per i problemi del Regime. Le nuove formazioni politiche si occupano di tutto, si addossano loro tutte le noie, le scartoffie, le discussioni barbose, stilare le nuove, meticolose, perniciose, infruttuose leggi del Regime. Il popolo non deve più pensare a niente, può lavorare tranquillo e produrre al massimo senza distrazioni né inutili sogni perditempo: esso dovrà solamente ricordarsi, ogni cinque anni, di andare nella scuola ad ognuno più vicino ed inserire un apposito fogliettino nell’apposita urna, apponendo sopra la propria, inequivocabile, X onde indicare chi, nella propria opinione, questo quinquennio dovrà lavorare, e quindi affaticarsi di più (poverini), tra gli alti e i bassi. Certo, il Regime Repubblicano si rende conto che questo fatto è un inquinamento proveniente niente di meno che dalla vecchia e nociva democrazia, che aveva sconquassato il paese, con i suoi sommovimenti, dissidenti, banditi, brigatisti, soldati, golpe, marce, scioperi e cortei. Ma stiamo pur tranquilli: file, schiere di burocrati stanno lavorando, nel centro del Palazzo Governativo, per trovare un modo per eliminare anche il voto quinquennale e rendere finalmente tutti noi liberi da ogni cruccio. Niente più scelte complicate: Alti e Bassi propongono le stesse cose, così è più facile scegliere, e soprattutto discutere tra amici. La Regimocrazia, poi, piace a tutti: nei giornali, ai TG, sentite parlare di qualcuno che disside, con altri metodi, magari ripresi proprio da quelli della vecchia democrazia? Assolutamente no, sui giornali e nei TG si sente solo di vandali scellerati e teppisti, mica di persone che pensano! Tutto è perfetto, finalmente l’uomo ha raggiunto la sua forma comunitaria perfetta. VIVA LA REGIMOCRAZIA!

(Simone)



INCURSIONE

Fzzz…Fztk…Prova. Prova. Sei in onda, vai.

Cari giornalispettatori, un caloroso salve. Quella che state leggendo è un’intromissione da parte del Comitato di Liberazione. Capisco il vostro stupore, ma, come vedete, la repressione della Regimocrazia non è così forte come sembra. Noi esistiamo, ed ora, in questo piccolissimo spazio, prima che ci vengano a pestare e poi ad arrestare, vogliamo raccontarvi una storia, quella per eccellenza: ospite speciale, per stasera, è, applausi, Madama Realtà.

Aprite i vostri occhi, e assaporate quello che avete attorno, l’aria che non avete più respirato. Quella risma di politicanti di cui, ogni cinque anni, andate a barrare il nome vi sta, lentamente, annichilendo ogni facoltà di ragionare, pensare criticamente. Vi hanno tolto la rabbia contro ogni sfruttamento, anche il vostro: vi hanno convinto che è giusto ed utile per la crescita di tutti, vi hanno incatenato alla miseria ed alla precarietà sorridendovi mentre stringevano le catene, raccontandovi barzellette ed eludendo le domande compromettenti, blaterandovi di un mondo che, ora, è di pace, e dove voi, prima o poi, sarete ricchi come gli altri. Vi hanno spogliato della vostra indignazione, vi hanno conformato all’accettazione di ogni paradosso e di ogni sopruso ad opera dello Stato, in nome della Giustizia che però si è persa e non è mai più ritornata. Vi hanno convinto che, per essere qualcuno, bisogna correre più veloce degli altri, e, all’occorrenza, fare lo sgambetto al vicino che corre più forte. Eliminare gli ostacoli ad ogni costo, questo è il motto. Vi hanno raccontato storie di mangiabambini, altre nelle quali discutere e ragionare non serve a niente: vi hanno espropriato del vostro diritto al pensare liberamente, regalandovi solo il suo ricordo e il pensiero che ancora vi appartenga. Per non farvi arrabbiare della vostra condizione, vi propinano ore ed ore di programmi TV pieni di luci, colori, festoni ed allegria, di begli uomini e modelle mezze nude, di reality fasulli e pilotati nei quali immergere le vostre esistenze e crearvi una vita diversa, idealizzata, chiusa nel cassetto ed irraggiungibile. Vi regalano, ancora, telefilm impazziti, senza nessuna trama e nessuna fine, film d’azione dove un eroe salva il mondo dal mostro finale, libri pieni di favolette belle e dal linguaggio idealizzante che dicono quasi sempre niente. Dietro tutto questo, eppure, qualcosa deve esserci. E c’è. Guerre in tutto il mondo, decine di morti ogni giorno, in terre lontane e di confine, abbastanza lontane da essere dimenticate e, contemporaneamente, regalare gioia patriottica al popolo sottomesso. Ti fanno odiare il diverso lontano, così da non farti provare compassione nei suoi confronti, o quantomeno non abbastanza da impedirgli di continuare la loro guerra. Perché ci tengono tanto? Perché la guerra vuol dire conquista economica, vuol dire energia, petrolio, risorse di tutti i tipi, soldi, guadagni, influenza sugli altri Regimi. La guerra è l’ultima fonte d’alimentazione per il sistema economico vorace del Regime.

Mentre da una parte si guerreggia per arricchirsi, nei propri territori viene combattuta una guerra più sottile ma quasi altrettanto efficace: si taglia tutto il tagliabile, si incentiva ogni grande produzione, si nascondono i grandi crac finanziari sino all’inevitabile. Per risparmiare ed aumentare i guadagni, si taglia la vita delle persone, regalandogli lavoro a tempo determinato e precarietà, dubbi su ogni futuro possibile, rendendolo così ancora più schiavo della produzione, necessaria a questo punto in ogni momento della propria vita, se si vuol sopravvivere.

Ed ancora: si spacciano per donatori solidali, ed invece estirpano e distrugg…fzzz… fzkgtkgk… pum! Pum! BANG! Tump.

“Siamo spiacenti per l’interruzione, i programmi riprenderanno al più presto. Grazie.”

(Simone)

INCHIOSTRO G8, la memoria è un ingranaggio collettivo

Sono passati quattro anni da quel lontano luglio del 2001. Nella memoria di tutti sono rimaste impresse le immagini delle giornate di Genova, quelle giornate che sono entrate nella storia ufficiale come la dimostrazione di quanta violenza, cattiveria e vacuità ci sia nel movimento no-global. Nessuno ricorda più bene ciò che accaduto:la memoria, a volte, va a Carlo, il compagno ucciso dalle guardie che combattevano gli “eversivi”; si ricorda ancora più di rado l’assalto alla Diaz… e basta. Ciò che più è rimasto vivo nella memoria della gente sono le cariche della polizia, gli scontri, ma soprattutto il fatto che, ad avere ragione, fossero le guardie. Si ricordano quei tizi vestiti di nero, che chiamammo “black block”, e si ricorda che furono loro a portare scompiglio. Insomma, tirando le somme, furono i manifestanti ad avere tutte le colpe, furono loro a scatenare tutto e a meritarsi tutto quanto. Almeno, questo è quello che dice la gente, quella gente media che ascolta i tg e legge i giornali regolarmente, e si considera attenta osservatrice degli sviluppi della politica e dell’attualità italiana e del mondo.

Ma che fine hanno fatto tutti quei ragazzi pestati, come stanno andando avanti i processi, cosa successe realmente alle giornate di Genova? Certamente la realtà non è raccontata dai media ufficiali, da quelli che noi tutti conosciamo. Come in più occasioni, le nostre tv hanno dato dimostrazione di come sia più importante trasmettere lo show dei pestaggi senza alcuna spiegazione, e quanto quelle poche concesse siano univocamente provenienti dal Governo. Per scovare un fondo, un senso a quella cronaca, autonomamente è necessario trovare una via, un canale per scoprire fatti altrimenti ignoti, volutamente nascosti e fatti dimenticare. Venticinque ragazzi sono sotto processo, venticinque ragazzi arrestati ed accusati di devastazione e saccheggio. Chi si ricorda di loro? Nessuno, perché nessuno ci ha mai parlato di loro. Ma qualcuno che ancora ama la verità c’è: ed ecco che nasce il Genova Legal Forum, un gruppo di avvocati che si è riunito e ha deciso di sostenere quei giovani, per difenderli dalle accuse fattegli da uno Stato che, in quella città, fu la vera bestia colpevole. Ma i processi costano, ed è per questo che in tutta Italia si organizzano incontri, feste, concerti, per radunare soldi. Non ci è permesso scordare i fatti, è nostro dovere indagare sulla verità, e sostenerla, come ultimo barlume di speranza per un mondo migliore: solo con il trionfo di essa potremo cambiarlo.

Ma insieme a quei ragazzi, i processi sono aperti anche per altre persone: a sorpresa, sotto processo c’è anche qualche poliziotto. Sorprende sapere che, nonostante tutti sappiamo che quei processi non li vinceremo mai, qualcuno si è ricordato degli assalti bestiali e vigliacchi alla scuola Diaz, Bolzaneto, l’assalto alle tute bianche. Quarantasette tutori dell’ordine sono sotto accusa per lo sgombero della scuola nella quale, una volta entrati, hanno massacrato gli occupanti, facendoli uscire tutti quanti in barella e poi dritti all’ospedale. Sono accusati di aver adotto dei documenti falsi per l’autorizzazione allo sgombero, non per il massacro, ma comunque è un inizio. Un inizio per smascherare le bestie di Genova, quegli assassini che non hanno guardato in faccia a nessuno pur di scaricare la loro violenza tra i vicoli, per incutere paura in ogni uomo e donna, in maniera tale che situazioni come Genova non si ripetano più: e ci sono riusciti, Genova è rimasta da sola, non si è mai più ripetuta. La paura ha dilagato, paura che si può sconfiggere solo con la verità. Quella che si conquista lottando, in ogni momento, facendo informazione e sostenendo chi si batte per lei.

Mai essere da meno.


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