PAX AMERICANA
La tensione in Medioriente sta raggiungendo il suo apice massimo. L’intricata ma fragilissima rete di accordi, tregue, trattati di non belligeranza (e di non proliferazione nucleare) e compromessi che lo ricopre sta per rompersi. E trasformarsi in un’enorme bomba. Lo dice la giornalista del tg1, me lo dicono i militari morti in un agguato dei talebani, me lo dicono le cifre (cifre…prima esseri umani, poi solo cifre…) dei morti nell’attentato al mercato di Baghdad, me lo dicono i due milioni di libanesi in piazza contro il governo Siniora, me lo dice la foto su internet del bambino (avrà avuto non più di dodici anni..) con una pietra in mano.
Le fonti dunque sono tante e non mi è difficile capirlo. Difficile da capire mi risulta, invece, il come una missione militare in Iraq possa essere considerata di guerra e una di 2000 soldati in Libano (aggredito da Israele) possa essere di pace. Difficile da capire mi risulta la frase di Bush che afferma: “La condanna a morte di Saddam è una pietra miliare nel cammino dell’Iraq che vuole diventare uno stato di diritto”. Difficile da capire mi risulta la gente che si ostina a negare che gli USA stanno tentando di costruirsi il loro impero su tutto il mondo. Concentrandosi ora sul Medioriente.
Quella usata dagli Stati Uniti non è una vera e propria strategia militare. E’ più che altro una concezione della realtà, di se stessi e dell’altro. Una concezione apparentemente più innocua di quella feroce dei fondamentalisti islamici ma in realtà molto più pericolosa per l’affermarsi dei diritti e della libertà dei popoli. Una concezione che in passato ha portato al formarsi di uno degli imperi più grandi e potenti della storia e ripresa oggi, abbastanza apertamente dagli USA: la pax romana. Questo tipo di mentalità aveva portato il mondo ad essere “pacificato”, negli ultimi anni del I secolo a.C., sotto il segno del dominio di Roma. Convinta di essere esportatrice di un tipo di civiltà superiore Roma era legittimata a portare la guerra nei Paesi che più riteneva pericolosi e preziosi per il loro impero, in nome di un valore più alto. La guerra, vista la superiorità militare, non era lunga e, sbaragliato l’esercito nemico, si imponeva una sorta di pace controllata. Le usanze e i costumi del popolo sottomesso rimanevano spesso le stesse, tanto per dargli l’impressione di essere ancora libero; le decisioni politiche ed economiche erano prese da Roma.
Le somiglianze a ciò che sta accadendo ai giorni nostri si sprecano e sono decisamente inquietanti. La totale omologazione politica e culturale, sotto il segno di Washinghton, non è più esattamente un miraggio. Chi dissente è liquidato. Conquistato in nome della democrazia. L’Europa è sempre più schiava della strategia politica ed economica degli USA, incapace di adottare risoluzioni importanti che si distacchino da quelle americane, l’America Latina cerca in questi anni di ottenere la propria libertà attraverso lo strumento elettorale premiando sempre più spesso la sinistra, ma è in Medioriente che si sta giocando la partita più importante.Deportato il popolo palestinese, trovato il pretesto per conquistare l’Afghanistan e le sue risorse di petrolio, per attaccare l’Iraq e imporre un governo fantoccio (ma le armi di distruzione di massa dove sono? Ma la tanto desiderata pace per gli irakeni?), per aggredire il Libano (stavolta con l’aiuto del fidato alleato Israele), e per minacciare l’Iran e i suoi alleati (ma perché gli Usa possono dichiarare di possedere armi nucleari e minacciare di usarle mentre gli altri paesi neanche possono portare avanti piani per la produzione di energia?), non rimane altro da fare che aspettare e attendere che la situazione precipiti. O resistere…
But…what’s next?
“Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se è povero; gente che nè l’oriente nè l’occidente possono saziare; loro soli bramano di possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano impero; infine dove fanno deserto lo chiamano pace.”
Tacito 98 d.C.
Nessun commento:
Posta un commento