CAPTAIN BEEFHEART AND HIS MAGIC BAND
TROUT MASK REPLICA
TROUT MASK REPLICA
Manifesto di un Freak
Due dischi, ventotto tracce, settantotto minuti e cinquantuno secondi per esplorare il mondo del Capitano e la sua Magica Band. Chi è riuscito ad entrarvi non ne è ancora uscito e si perde nei meandri di un disco che faccio fatica a definire tale. E’ Il parto di una mente malata, un trip dissonante, una cacofonia itinerante, un freejazz psicotico, insomma qualcosa di cui il fruitore di musica tradizionale non vorrebbe mai e poi mai sentire nemmeno una nota in sordina. E farebbe bene. I timpani sono violentati dalla voce graffiante e cavernosa di Van Vliet, un leggero senso di nausea e di ribrezzo invade lo stomaco fin dalle prime note di Frownland (1:41 che sembra un' eternità) e l’ascolto si interrompe automaticamente con le urla stridula di Ella Guru, dove il dito della mano sinistra si muove automaticamente verso il tasto “STOP” dello stereo e quello della mano destra altrettanto automaticamente preme il grilletto di una rivoltella rivolta alle tempie. Questo istinto suicida si risveglierà in tutti gli sventurati che vorranno avvicinarci a questo disco almeno per le prime quattro volte che tenteranno di avviarne la riproduzione (è una previsione ottimistica). La domanda allora è: perché si dovrebbe ascoltare un disco così?. Le risposte potrebbero essere molteplici. O si è più folli di Captain Beefheart (è vi assicuro che è difficile) oppure la repulsione che il disco procura è sopraffatta dal fascino possessivo di una non-musica che, stravolgendo tutte le nostre certezze, ci conduce per mano verso una dimensione irrazionale, primitiva, istintuale, animale, dove il concetto stesso di musica perde di senso e valore trasformandosi in urla e sangue, obbligandoci contro la nostra volontà a immergerci sempre più in quel frastuono fino ad apprezzarlo nella sua complessità. La figura paradigmatica di Captain Beefheart (al secolo Don Van Vliet) assieme a quella altrettanto multiforme di Frank Zappa (amico e produttore di Trout Mask Replica) rappresenta l’anima nascosta dell’America di fine anni sessanta, quella grottesca, demenziale, falsamente umoristica ma fortemente sarcastica nei confronti della società che viene ridotta a nonsense nei testi e nella musica (Altra opera fondamentale è Freak Out di Zappa del 1966, primo concept album, sintesi di beat e psichedelia). Trout Mask Replica nel lontano 1969 anno della sua pubblicazione lasciò tutti di stucco. Mai era stato concepito un disco così, l’anima blues del Capitano (perfettamente espressa nel precedente Safe As Milk del 1967 di più facile ascolto) si fonde con il freejazz e con l’avanguardia musicale. Quanto il Blues rispetta gli schemi, tanto il freejazz ne evade utilizzando l’improvvisazione come momento fondante della creazione. Improvvisazione che scade spesso e volentieri nel rumorismo più assoluto. Basso, batteria e le due chitarre sono totalmente asincroni, il ritmo non regge la canzone, il ritmo non esiste. La voce arriva fuori tono, con un registro che varia dall’oltretomba al falsetto irritante. Le tracce sono brevi nessuna supera i tre minuti a parte la conclusiva Veteran's Day Poppy di 4:41 al contrario delle altre opere coeve (si veda le sperimentazioni dei Pink Floyd di Ummagumma o il primo disco dei King Crimson, considerato la prima opera progressive). Il disco non ebbe alcun successo di pubblico ma fu ritenuto fondamentale a livello concettuale e sperimentale, fu apprezzato soprattutto dalla successiva scena New Wave.
CURIOSITA’: il doppio LP è un estratto da sessions di registrazione durate otto ore, ma frutto di un lavoro di otto mesi nei quali la band sottostette praticamente agli ordini di Captain Beefheart che costringeva i musicisti a vivere in condizioni disumane.
(Carmine)
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