PENA DI MORTE
Sono rapidi frammenti di notizie con cui siamo assiduamente tempestati dai media. Sono eventi. Sono date che rimarranno nella storia. Sono momenti di vita. E noi prendiamo atto, ma abbassiamo la guardia. Continuiamo a vivere la nostra vita di tutti i giorni. Con i nostri impegni quotidiani, con le solite notizie che passano in tv. Che leggiamo sul quotidiano. Che sentiamo alla radio mentre ci prepariamo la mattina. E commentiamo. In silenzio, ma commentiamo. E forse ci domandiamo anche come facciamo a non provare nulla nelle tragedie che colpiscono ragazzi della nostra età. Gente che potrebbe essere tranquillamente un nostro parente, amico, conoscente. Di recente l’intero mondo è stato spettatore della condanna a morte ed esecuzione del Rais Saddam Hussein. L’evento ha scatenato polemiche, consensi, prese di posizione. C’è chi afferma che il mondo ora è diviso in due parti. C’è chi continua a sostenere la lotta contro la pena capitale – ne è un esempio il premier radicale Marco Pannella che non ferma il suo digiuno atto a chiedere una moratoria globale all’ONU sulla pena di morte – e chi crede che il miglior modo per migliorare lo Stato, per condannare l’illegalità, sia uccidere. La pena di morte è un alienazione del diritto naturale alla vita, e dunque proprio dell’uomo. Ma noi ci fermiamo a riflettere su quanto questo provvedimento sia giusto o sbagliato solo quando fa notizia. Solo quando ad essere ucciso è un uomo “importante”. Ma tutti sappiamo, anche se a volte cerchiamo di dimenticarlo per sentirci meno colpevoli del nostro silenzio, che da sempre la condanna più semplice per un uomo è la condanna capitale. Sappiamo che nelle prigioni del “Nuovo Continente” uomini come noi continuano ad essere torturati, ancora prima di essere condannati – ricordo lo scandalo dei prigionieri di Guantanamo e l’errore durante un esecuzione per iniezione letale negli USA, per cui un prigioniero ha sofferto 34 minuti di agonia prima di morire – in cui il Governo non basa le leggi sul diritto naturale, da cui ogni uomo dovrebbe essere protetto, appellandosi a questo. La condanna per iniezione letale è di per se una tortura ed è ritenuta “incostituzionale” poiché viola legge che proibisce le punizioni crudeli e inusuali. Forse dovremmo davvero fermarci e cercare di capire cosa succede nel mondo. Diamo troppe cose per scontato. Siamo così ingenuamente felici di condurre le nostre vite nel benessere, nella salute, che stiamo perdendo la sensibilità di fronte all’ingiustizia, alla violenza. La società in cui viviamo accentra tutto ciò che accade sul singolo individuo. Tutto dipende da noi, che siamo i protagonisti della nostra vita e di quella degli altri. Tuttavia stiamo dimenticando quanta importanza abbia la vita umana, che sta passando in secondo piano rispetto alla politica, all’interesse, all’economia. Ora un ennesimo uomo si è aggiunto alle vittime della legge dello Stato. Ora è finito tutto. Abbiamo rimosso la condanna di Saddam Hussein dai nostri pensieri e dalle nostre discussioni, nello stesso momento in cui i media hanno smesso di parlarne e di diffondere il video dell’esecuzione, che tutti, seppur con grande sdegno, abbiamo visto. Riflettiamo e guardiamo la realtà per quella che è, e non per come noi vorremmo che sia. Perché solo conoscendola, e rifiutandola, possiamo sperare in un mondo migliore in cui vivere.
“Quanti innocenti all’orrenda agonia votaste decidendone la sorte, e quanto giusta pensate che sia una sentenza che decreta morte.”F. de Andrè
(Isena)
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