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lunedì 22 gennaio 2007

Articoli Gennaio #4

HEINRICH BOLL

Heinrich Böll nacque a Colonia nel 1917. La sua attività letteraria iniziò immediatamente alla fine della seconda Guerra Mondiale, suscitando forti polemiche a causa delle sue convinzioni politiche. Antiborghese, ma anche sentitamente antisovietico Böll si schierò polemicamente contro la Germania post bellica della ripresa economica, e contro la costituzione della NATO, combattendo numerose battaglie civili e politiche. Nel 1972 gli venne assegnato il premio Nobel per il romanzo “Foto di gruppo con Signora” , ma ciò non servì a schermirlo dalle diatribe della vita culturale tedesca che lo avevano coinvolto durante tutti gli anni precedenti. Cattolico e intransigente moralista riuscì ad esprimere con accurata precisione di dettagli critici il proprio astio verso la formazione della nuova società tedesca, tutta intenta a contribuire al frenetico miracolo economico, senza accorgersi della progressiva perdita di ogni valore etico e civile. Fu attento all’influenza che la guerra aveva esercitato, materialmente e moralmente, sulla vita del popolo tedesco, sottolineando spesso la completa miseria spirituale che il conflitto porta con sé.

Manifesto delle idee politiche e morali che accompagnarono l’attività di Böll è il romanzo “opinioni di un clown”, pubblicato nel 1963, e capace di condurre il lettore verso l’analisi di una realtà completamente opposta a quella che governa comunemente l’immaginario sociale. La storia è quella di un pantomimo, Hans Schnier, il quale, abbandonato dalla propria convivente, Maria, convinta cattolica che per anni ha vissuto con lui nel concubinato, cade in uno stato depressivo che lo porterà a distruggere la fama di artista costruita in numerosi anni di spettacoli. L’autore ribalta così il pensiero comune che accompagna l’identità di un clown, e pone l’artista che più di ogni altro “deve divertire” in un contesto malinconico, solitario, talvolta vicino alla follia. Tornato nella propria città di origine Bonn, Hans ha bisogno di aiuto. Con l’ultimo spettacolo, recitato da ubriaco, ha distrutto definitivamente la sua fama e, come affermato dal suo agente, ha bisogno di almeno sei mesi di riabilitazione e di esercitazioni prima di tornare sui grandi palcoscenici. Da qui in poi il libro ci appare come una lunga digressione, un tragico giudizio sulla povertà culturale e ideologica della Germania post nazista. Hans telefonerà a tutti i suoi amici, al fratello, alla madre, a vecchi conoscenti appartenenti al mondo cattolico con cui aveva avuto il dispiacere di discorrere durante numerose cene alle quali accompagnava la sua compagna, ma nessuno, neanche il padre, uno degli uomini più ricchi di Germania, che lo andrà a trovare nel suo appartamento, offrendogli ogni tipo do aiuto, riuscirà a comprenderlo o a sfuggire alle sue spietate accuse. La sua maschera gli ha consegnato le chiavi di un ineluttabile destino. La sua scelta di essere un clown lo devia verso una drammatica solitudine,un angolo buio, dal quale con la forza della sua immaginazione egli può rappresentare e analizzare in chiave comica la realtà, che paradossalmente risulta più grottesca della stessa rappresentazione goliardica. Ogni telefonata è occasione di disapprovazione, insulto, feroce critica al malcostume e alle barbare usanze di cui nessuno, in questa ipocrita Germania, può dirsi privo. Nulla potrà mai liberarlo dal vuoto che Maria ha lasciato, niente potrà rinnovarlo nel suo spirito artistico. E non è l’annullamento totale di sé stesso che lo porterà, al culmine della sua solitudine, a divenire un artista di strada, un cantore di grottesche litanie liturgiche, apparentemente privo di un qualsiasi talento. È il suo essere senza Maria, un’ispirazione forse venuta meno, in generale, potremmo dire, un’impossibilità di poter vivere con la consapevolezza di doverlo fare per la speranza che lei, prima o poi, ritorni.

(Piero)

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